Teroldego = Campo Rotaliano

Teroldego = Campo Rotaliano

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“Una bottiglia di vino implica la condivisione, non ho mai incontrato un amante del vino che fosse egoista”
(C. Fadiman)


In un articolo di qualche anno fa parlai del termine latino genius loci contrapponendolo al termine francese molto alla moda di terroir, cercando di chiarire il perché della mia preferenza, peraltro già espressa da un guru come Veronelli. Preferenza, dicevo, determinata sia dal “suono” inarrivabile della lingua latina sia dalla indiscussa capacità del latino di sintetizzare in un termine un significato ampio e articolato, cosa pressoché impossibile per le altre lingue, specie per la lingua italiana.
Devo questa debita premessa al fine di parlare di un vino, di un vitigno, di un luogo fisico e di un ambiente storico-sociale.


Invero altre volte mi è capitato di parlare di vini in cui il vincolo fra questi aspetti era strettissimo ma ritengo che mai come in questo caso dell’uva teroldego, del vino teroldego rotaliano (doc) e del luogo, il Campo Rotaliano, tale vincolo sia così stretto da apparire un’unica realtà.


Tutti sappiamo del legame, ad esempio, fra il nebbiolo o il sangiovese ed i loro luoghi di origine o di coltivazione, ma per l’appunto parliamo di luoghi, al plurale, proprio perché queste uve si sono legate a posti e ambienti sociali diversi producendo vini altrettanto diversi.
Qualcosa di simile al teroldego esiste, ad esempio fra il Passito di Pantelleria e l’uva moscato di Alessandria o il nerello mascalese e il vino rosso dell’Etna, ma non l’assoluta esclusività, poiché in altre zone della Sicilia queste uve sono coltivate pur non raggiungendo la qualità e la notorietà dei vini della piccola isola e del vulcano.


Questo è il motivo per cui nel titolo ho messo il segno uguale (=), per esprimere assoluta identità.
Il Campo Rotaliano è una pianura situata nella parte Nord del Trentino, quasi al confine con l’Alto Adige, che presenta alcune similitudini con la piana del Fucino in Abruzzo, poiché entrambe hanno ai lati imponenti montagne.


E’ stato sin dal tempo dei Romani nodo di comunicazione e snodo commerciale fra il Nord-Europa e la capitale dell’Impero.
Il terreno ha caratteristiche assai particolari, formato in buona sostanza dalle ricorrenti inondazioni del torrente Noce. Un terreno ricco di scheletro, ghiaia e ciottoli di diversa natura (granito, calcare, arenaria) con un soprassuolo, in parte creato dall’uomo, formato da un minimo spessore di sabbia e limo.



Un terreno che, data la permeabilità e l’asciuttezza, è simile nelle sue prerogative a quello di collina, con le montagne a contorno che lo proteggono dal vento e dal freddo realizzando, in tal modo, un microclima favorevole alla viticoltura.
La validità di quanto detto è testimoniata dal fatto che la coltura della vite si può fare risalire al medioevo, e addirittura si trovano numerose tracce sia documentali che archeologiche di epoca romana e pre-romana.
Questo conferma che il teroldego è un vitigno coltivato nel Campo dalla notte dei tempi, che il vino è sempre stato nominato come il vitigno e che lo stesso è stato sempre apprezzato dalle genti del luogo.
Le vigne rappresentano l’aspetto fondamentale, caratterizzante l’intero paesaggio del Campo Rotaliano tanto che Cesare Battisti, geografo, eroe e irredentista trentino lo definì “il più bel giardino vitato d’Europa”. Non solo. La coltivazione della vite è stata ed è fonte di reddito per le numerose famiglie contadine della zona, è quindi all’un tempo tradizione, cultura ed economia sociale.



L’uva teroldego, come già evidenziato, è coltivata praticamente solo nel Campo Rotaliano, pur se presente, in modo limitato, nelle doc Valdadige Rosso e Trentino Kretzer. E’ una pianta di grande vigoria vegetativa, nata per produrre vino in quantità. Grappoli e acini sono di media grandezza, di colore blu-nero, con buccia spessa e pruinosa, la cui raccolta in genere si effettua nella prima decade di ottobre.


I vini che si ottengono possono essere sia di pronto consumo, come di solito sono stati e sono, che di livello qualitativo medio-alto con maturazione e affinamento in botti di rovere. Nel prima caso avremo vini per lo più fruttati e floreali, nel secondo caso con sentori più complessi di spezie e di tostato.
Per gli appassionati dell’origine del nome diciamo che le “teorie” sono due: la prima lo vede di origine tedesca, tiroler gold, ossia “oro del Tirolo”, forse per la grande quantità di uva che è in grado di produrre; la seconda teoria sostiene la provenienza dell’uva dalla vicine colline veronesi, dove è menzionata in alcuni scritti come terodol’ì.
Il sistema di allevamento prevalente è la pergola trentina ma ormai non sono pochi i vigneti che adottano le forme a spalliera come il guyot o il cordone speronato.
La degustazione, 7 bottiglie di 7 aziende, abbraccia un arco di cinque anni. Iniziamo.

Teroldego Rotaliano Superiore Cardinale Riserva 2011 – BARONE DE CLES, gr. 13,5%, convenzionale. Rosso rubino fitto, floreale e fruttato sugli allori, seguono via via spezie (pepe nero, noce moscata, chiodi di garofano), cacao amaro, tabacco. Struttura imponente, tannini nobili, sorso succoso. Molto persistente. Eccellente. Voto: 92

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Teroldego Rotaliano Clesurae 2014 – CANTINA ROTALIANA, gr. 14%, convenzionale. Rubino di grande intensità. Frutti di bosco come si conviene, a seguire note speziate e tostate (caffè). Grande struttura e sorso adeguato, tannini al posto giusto. Un gran bel vino. Voto: 89

Teroldego Rotaliano Sangue di Drago 2013 – MARCO DONATI, gr. 13%, convenzionale. Rubino impenetrabile, al naso emergono prepotenti i frutti di bosco, seguono spezie scure (chiodi di garofano), polvere di cacao, scatola di sigari, caffè. Gustativa equilibrata nelle sue componenti principali. Chiude molto lungo. Vino stupendo. Voto: 91

Teroldego Rotaliano Luigi Riserva 2012 – DORIGATI, gr. 13%, biologica. Vino ottenuto da un unico vigneto (Sottodossi) e dedicato al fondatore della Cantina Dorigati, Luigi, anno 1858 !! Gran fruttato all’apertura, frutta rossa e in primis frutti di bosco (mirtillo, mora), seguono spezie a iosa e chiude elegantemente balsamico. Struttura ottima, in perfetto equilibrio. Lunga persistenza. Eccellente. Voto: 92

Teroldego Rotaliano Superiore Riserva 2013 – ENDRIZZI, gr. 13%, biologica. Amarene e mora in confettura a farla da padrone, segue una lieve scia tostata e di spezie dolci, chiude su nota balsamica. Gustativa di estrema godibilità e bevibilità Ottimo. Voto: 87

Granato 2013 – FORADORI, gr. 12,5%, biodinamica. Rubino con unghia porpora. Olfatto generoso ma elegante in cui emergono le varie famiglie di profumi (fruttato, floreale, speziato, tostato) senza che nessuna prevalga sull’altra. La gustativa conferma appieno quanto emerso all’olfattiva: morbidezza e bevibilità in primis. Persistente. Eccellente. Voto: 90

Teroldego Rotaliano 7 Pergole 2011 – VILLA CORNIOLE, gr. 13%, protocollo d’intesa trentino. Rubino didascalico, emergono i profumi floreali (rosa, viola) seguono quelli fruttati (mora, mirtillo) quindi le spezie (cannella) e una lieve tostato. Lunga persistenza, godibilissimo. Gran vino. Voto: 89

Alla salute, fratelli

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