BRUNELLO vs BRUNELLO Tenuta Il Poggione sfida Casanova di Neri

“Se succede qualcosa di brutto si beve per dimenticare, se succede qualcosa di bello si beve per festeggiare e  se non succede niente…… si beve per far succedere qualcosa”

C. Bukowski

 

Non ricordo precisamente quando ho bevuto la prima volta un Brunello, ma è assai probabile una data intorno ai primi anni ’80 quando la fama di questo vino cult ha cominciato ad avere una  consistenza di massa. Devo dire, con molta sincerità, che il primo impatto non fu così entusiasmante, e d’altronde accadde lo stesso alcuni anni prima con il famosissimo Chianti.

Ho dei problemi con i vini a base di sangiovese ?  In passato me lo sono chiesto, ma in realtà sono sempre stato più  “severo”  verso vini (e non solo vini) da cui, in genere, mi aspetto molto da un punto di vista qualitativo. Ma, per fortuna,  con il passare del tempo la qualità  dei vini a base sangiovese, e il Brunello in primis, è notevolmente migliorata oltre ogni più rosea aspettativa, e ciò nonostante un recente scandalo  – denominato Brunellopoli -,  abbia portato alla luce l’utilizzo nella produzione del Brunello di percentuali di altri vini e vitigni, come il cabernet sauvignon, il merlot e il sirah –  non permessi dal disciplinare di produzione  che prescrive solo sangiovese  al 100% -,    in grado di “ammorbidire”  il Brunello per renderlo più “adeguato” alle esigenze del pubblico internazionale (sostanzialmente quello americano) abituato ai vini  “ruffiani”, estremamente morbidi, caldi e alcolici.

La buriana che si è innescata nel periodo 2008-2009 sembra ora essere finita nel nulla, non se ne parla più se non sottovoce  per cui ancora non si è in grado di stabilire, oltre la veridicità dell’accaduto,  la sua reale portata, ovvero quanti e quali siano i produttori  realmente coinvolti nello scandalo. Personalmente credo che il “fattaccio” abbia una concreta consistenza e che, comunque, non dovrebbe essere sottovalutato anche perché assai probabile è la  “tentazione”  per altri produttori di vini famosi ed importanti  di ricorrere a questi espedienti  per aumentare la quota delle vendite e/o per abbassare i costi di produzione.

Lasciamo, finalmente, questa triste e amara storia per parlare, per la prima volta, di una  “sfida” – ovviamente inventata dal sottoscritto –   fra il Brunello della Tenuta Il Poggione Vigna Paganelli Riserva 2006 e quello di    Casanova di Neri Cerretalto 2006.

 

Ho bevuto la prima volta (e prima di Casanova di Neri) il Brunello della Tenuta Il Poggione circa dieci anni fa, goduto due volte in quanto regalato da un collega di lavoro che sapeva della mia passione per i vini, e, debbo ammetterlo, rimasi favorevolmente colpito, oltre che dall’elevata qualità,  da alcune caratteristiche  che lo  rendevano, alle mie papille e al mio naso,  diverso dai Brunello assaggiati in precedenza.

Questa  “differenza”  l’ho capita pienamente quando quattro anni fa  sono stato a S. Angelo in Colle, sede dell’azienda, un piccolo e incantevole borgo medioevale a pochi chilometri da Montalcino, adagiato su un cucuzzolo, immerso nella luce e nei profumi dei boschi di leccio e di pino di cui è circondato  dove, come recita il sito di questa azienda, “il silenzio e la tranquillità dominano incontrastati”. 

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Tutto vero: sembra di essere in piena Maremma, ai bordi del Parco dell’Uccellina, ma solo pochi chilometri più in là  il paesaggio,  circostante la bellissima fattoria di Casanova di Neri, appare del tutto diverso: qui siamo immersi nel cuore delle cosiddette  “crete senesi”.  Tre anni or sono ho potuto degustare tutta la batteria dei Brunello di questa azienda, e  rimasi colpito nonché sorpreso dalla qualità e dall’estrema bevibilità del Rosso di Montalcino (non ricordo l’annata), trovando riscontro nella  valutazione che ne dava lo stesso Giacomo Neri, proprietario dell’azienda,  toscano verace, schietto nei pareri e tagliente nei giudizi.

Casale

Il Vigna Paganelli Riserva 2006 è,  specie dal punto di vista olfattivo, un concentrato di macchia mediterranea, una sorta di punto medio, permettetemi l’azzardo, fra un Bolgheri e un Morellino di Scansano, un ossimoro di  eleganza e selvatichezza. Sì, i Brunello di S. Angelo in Colle sono diversi da tutti gli altri Brunello, e possono proprio per questa diversità piacere molto o lasciare interdetti specie i  “puristi”, categoria alla quale, per fortuna, non appartengo.

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E’ bene chiarire subito a scanso di equivoci: diverso non significa altro, poiché le caratteristiche fondamentali del Brunello ci sono tutte, dal colore all’aspetto gusto-olfattivo, diciamo che risultano più marcate quelle olfattive come la  “balsamicità”  e la selvatichezza. Un gran bel bere, sicuramente.

Il Cerretalto 2006 è, senza il minimo dubbio, un Brunello che potrebbe essere definito “da urlo”, se proprio questo termine  “rock”  non fosse in contraddizione palese  con il suo aspetto fondamentale che è quello di una sinfonia rossiniana  con un crescendo, continuo, inesorabile di odori, sapori ed emozioni.  Davvero un vino di assoluto livello.

Brunello di Montalcino  CERRETALTO

Come differenziarli ? Dal punto di vista del punteggio (metodo  A.I.S.), sono due vini dell’eccellenza, ovvero oltre i 91 punti, personalmente ne vedo tre in più al vino di Casanova di Neri (96) rispetto a quello della Tenuta Il Poggione (93).

In realtà sono due tipologie di vino diverse: il Cerretalto 2006 è un vino persino difficile da abbinare ad un cibo, davvero un “vino da meditazione”, talmente sono elevate le sue qualità che il sapore e/o l’odore del cibo potrebbero “interferire” nel piacere che si ha nel berlo; il Vigna Paganelli  Riserva 2006 è, invece, un vino che ha tutte le qualità giuste sia per abbinamenti con grandi secondi di caccia (cinghiale, fagiano, beccaccia, lepre, ecc.) sia per abbinamenti con secondi di carne elaborati, un vino  di compagnia, di grandi tavolate con gente che ama il buon mangiare e il buon bere.

Per onestà dobbiamo dire che il rapporto qualità/prezzo è  tutto a favore del Vigna Paganelli  Riserva 2006 che difficilmente può superare i 50 euro mentre il Cerretalto 2006 vola oltre i 150 euro. Del  primo, però, si producono  40.000 bottiglie con 3 anni di affinamento in botti di rovere, del secondo 10.000  con 5 anni complessivi in affinamento fra rovere e bottiglia. Ad ognuno le sue valutazioni e le sue scelte, l’importante è, comunque, bere bene, buono e sano.

Alla salute, fratelli.

 

 

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