Le mille bolle…oltre il Po

“Ci sono due ragioni per bere. La prima per calmare la sete. La seconda, quando non hai sete, per prevenirla.”

(T.L. Peacock)

 

Forse già tanto si è detto e scritto su questa magnifica terra, l’Oltrepò Pavese, eppure non penso di dire castronerie se – al di fuori delle zone confinanti e che fan parte di quelle quattro regioni (Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia) che, in un modo e in un altro, hanno influenzato questa  “terra diversa” -,  è quasi del tutto sconosciuta nel resto d’Italia.

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Io stesso non la conosco profondamente, l’ho spesso sfiorata e qualche volta vista “di passaggio” tanto da rimanerne esteticamente colpito ma ne so ben poco  della sua lunga e, in parte, complicata storia. Come tutte le terre di  “confine”  emana un fascino particolare e non di rado particolari risultano gli stessi abitanti. Decifrare e comprendere una identità e una cultura di un territorio conteso, conquistato, dominato, ma sempre in una qualche misura  “indipendente” , non è facile e può capitare di cadere nella retorica o nell’ovvio: aborrisco entrambi, lascio questo compito a persone più brave e preparate di me.

Abbiamo detto “terra di confine”, ma il termine migliore potrebbe essere “terra di mezzo”, anche perché dà l’idea di un forte accerchiato, conquistato, a volte, ma mai definitivamente dalle fazioni in lotta. La dico tutta: l’Oltrepò Pavese meriterebbe d’essere una piccola regione a se stante.

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In questo contesto tratteremo una perla enoica di questa magnifica terra: l’OLTREPO’ PAVESE Metodo Classico. Dal 2007 questo vino spumante è una DOCG, che insieme ai più famosi FRANCIACORTA, ASTI, TRENTO e PROSECCO siede sul trono delle bollicine italiane. Ritengo, però, che il suo confronto-scontro sia principalmente con il FRANCIACORTA. Innanzitutto sono due “metodo classico” e  fanno ricorso agli stessi vitigni, pur se con percentuali  (e qualità) diverse, ed inoltre appartengono alla stessa regione.

Ora, non v’è dubbio che il FRANCIACORTA goda di fama superiore nonché di critica favorevole, ciò nonostante reputo  che il gap qualitativo che tutt’ora esiste fra le due DOCG possa essere ridotto se non addirittura annullato. Tutto dipende dalla strada che intendono intraprendere, ovviamente supportate dal Consorzio di Tutela, le aziende vitivinicole dell’ OLTREPO’ PAVESE Metodo Classico, che, per noi, come al solito, è solo una: quella della qualità come unico principio ispiratore e  “programmatore”.

Vigneti Monferrato br

A volte le nude cifre statistiche, pur con freddezza, dicono verità inoppugnabili. Nel 2012 in Italia sono state prodotte oltre 460 milioni di bottiglie di spumanti, di cui con metodo classico solo 25 milioni, ovvero il 6% del totale. Di queste 25 milioni di bottiglie, la quota che spetta all’OLTREPO’ PAVESE è di poco superiore ad 1 milione di bottiglie, per cui sintetizzando questa DOCG rappresenta oggi circa il 5% degli spumanti metodo classico prodotti in Italia.

La DOC TRENTO e la DOCG FRANCIACORTA valgono insieme il 75% dell’intero mercato delle bollicine metodo classico, e solo due produttori, Ferrari e Berlucchi, circa il 50%.  Quanto  esposto  dice che il mercato del metodo classico è in mano a pochi produttori, in grado di potersi esprimere sia sul lato quantitativo che su quello qualitativo.  Qual’ è allora lo  “spazio vitale”  per l’OLTREPO’ PAVESE ?

Lo “spazio”, come detto,  può  essere creato partendo innanzitutto dal miglioramento qualitativo, tuttavia ciò non basta. Si devono aggiungere, senza il minimo dubbio, un ampliamento della base produttiva e una  “differenziazione stilistico-organolettica”  in grado di evidenziare il marchio in un mercato ampiamente dominato da altri soggetti.

Ricapitolando: qualità, ampliamento produttivo, differenziazione.

Certamente non è affatto facile riuscire nell’intento ma non vi è alcuna possibilità di “vivere”  rimanendo fermi allo status quo,  la “costrizione”, a volte, può essere una  “dolce condanna”.

E’  mia convinzione che il fattore in grado di realizzare lo “spazio vitale” abbia un nome abbastanza conosciuto: pinot nero.

L’Oltrepò Pavese è un  zona vitivinicola, fatta la debita eccezione della Borgogna, dove questo meraviglioso e bizzarro vitigno riesce a raggiungere livelli di qualità indiscusse, tant’è che rappresenta circa il 70% dell’intera produzione italiana di pinot nero.

La qualità, l’aumento della produzione e la differenziazione devono, quindi, fondarsi su questo nome. Non so se i vigneron dell’Oltrepò siano pienamente consapevoli o d’accordo, noto con piacere che, per quanto vedo e gusto, tutto lascia intendere che stiano percorrendo questa strada.

Ma ora basta ragionare e filosofeggiare, veniamo a noi, veniamo all’OLTREPO’ PAVESE Metodo Classico e, in primis, ai rosè e/o cruasè con i quali la DOCG intende distinguersi e guadagnare un ruolo importante in questa nicchia di mercato in costante ascesa.

La prima azienda di cui voglio parlare è la Cà di Frara di Mornico Losana, diretta da Luca Bellani, e in particolare del O.P. Pinot Nero Oltre il Classico Rosè Riserva 2006, spumante estremamente elegante e strutturato, con pronunciata nota minerale in  sottofondo, complesso e classico nei profumi, ben 60 mesi sui lieviti, fra i migliori della denominazione.

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La seconda azienda è Isimbarda di Santa Giulietta, di proprietà di Luigi Meroni, che produce un ottimo O.P. Pinot Nero Cruasè Rosè Brut S.A., assai godibile e piacevole, con note  delicate di frutti di bosco, fresco e sapido al punto giusto (anche nel prezzo).

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La terza è  Travaglino di Calvignano, di proprietà di Vincenzo Comi, che mostra un gradevole e leggiadro O.P. Pinot Nero Brut Rosè Cruasè Monteceresino S.A., con accattivanti note fruttate e dolcezze di panetteria, fresco e sapido quanto basta, 24 mesi sui lieviti.

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Passiamo ora dai rosè ai  “normali”  paglierino, e qui c’è molto da dire ma non possiamo, purtroppo, dilungarci in maniera eccessiva per cui ne prenderemo in esame, anche in questo caso,  solo tre.

Partiamo questa volta dal già citato Travaglino, per parlare di un’autentica perla, ossia l’O.P. Brut Classese Selezione Millesimato 2006. Ci troviamo di fronte ad uno dei migliori, se non il migliore, della categoria e dell’intera DOCG. Spumante splendido (48 mesi sui lieviti), da ogni punto di vista sia visivo, che olfattivo e gusto-olfattivo e, il che non guasta, anche dal punto di vista estetico:  bottiglia ed etichetta bellissimi. Si percepisce un’attenzione globale e una tensione costruttiva per la valorizzazione del prodotto che riguarda tutti i suoi aspetti.

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Altro grande spumante, da pinot nero 100%, è quello prodotto dal’azienda Giorgi di Canneto Pavese, l’O.P. Pinot Nero Brut GIORGI 1870 Cuvée Storica 2008, spumante estremamente elegante (40 mesi sui lieviti), ampio nei profumi, opulento, morbido, ma ugualmente fresco e sapido come si conviene; fra l’altro, cosa non da poco, ad un prezzo, vista la qualità, da favola.

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Di nuovo un’azienda di Canneto Pavese, Picchioni, a conduzione familiare e biologica, poco più di 70 mila bottiglie  rispetto all’azienda precedente che ne produce oltre 1 milione. Ho potuto bere un grande spumante (11 anni sui lieviti !), l’O.P. Brut Nature Profilo 2000, in casa di amici entusiasti. Grande vino indubbiamente, da uve pinot nero (85%) e chardonnay (15%), con i profumi “giusti” di dolci a pasta lievitata e di agrumi, elegante e una forte “identità” acido-sapida. Dopo la sboccatura non viene aggiunto zucchero o liqueur d’expedition ma lo stesso vino. Da provare e magari riprovare.

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Solo tre spumanti non sono in grado di rappresentare l’intera DOCG, ritengo, comunque, che  (come i tre precedenti rosé) possano rappresentare quella  “differenziazione” che, insieme alla qualità, potrebbe dare una visibilità ed una personalità agli spumanti dell’ Oltrepò Pavese in grado di porli  in  “giusta concorrenza”  con i Franciacorta e i Trento.

Alla salute, fratelli.

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